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Le Foto del Campo Estivo del Reparto Mizar sono Online!

Non c’è occhio d’uomo che abbia mai sentito, né orecchio che abbia mai veduto, non c’è mano che abbia mai assaggiato, né lingua che abbia mai toccato, e tantomeno cuore che abbia mai raccontato un sogno come il mio. (Rocchetto: atto IV, scena I)

– William Shakespeare, “Sogno di una Notte di Mezza Estate”

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12.8.13: Aggiunte alla Galleria tantissime foto di Federica! Dateci un occhio ;D

Fieramente Scout

ValCoderaMizar

E’ mattina presto e finalmente il conca del reparto Mizar, guidato da Vick è pronto per partire alla volta della val Codera.
Camminando lungo il ripido ripido sentiero che ci addentriamo nella valle, la fatica della strada è allietata dalla vista di un paesaggio meraviglioso, un oasi di serenità. Riusciamo a percepire nella’aria un atmosfera unica: siamo davvero nel luogo delle leggendarie Aquile Randagie, dove sono riuscite a coltivare un modello di scoutismo puro, basato sul servizio e sull’essenzialità proprio negli anni difficili del fascismo.
Così anche noi, dopo un tuffo rigenerante nel fiume Codera, ci prepariamo a vivere questa realtà: attività di servizio verso la Centralina, che ci ospita, e gli abitanti della valle. Infatti, come alla sera ci racconta la nostra guida Emanuele davanti un bel fuoco, è fondamentale ricordare il coraggio delle Aquile, ma è ancora più importante trarre esempio dealla storia per vivere in prima persona la pienezza della vita scout.
Con questi pensieri nel cuore la mattina seguente ci mettiamo sulla via del ritorno, e mentre ammiriamo un ultima volta la bellezza che ci circonda, ci sentiamo ancora più orgogliosi di essere scout!!!

 

L’investigatore O’Sheamus – parte terza

PARTE TERZA

«Buongiorno signor O’Sheamus» lo salutò con un inglese storpiato Dragoviç.
«Salve, avrei delle domande da farti…» gli rispose Alex. «Tu ovviamente conoscerai il terrorista Bladmir Reznòv » continuò Alex.
«temo che questo nome mi sia nuovo» disse il russo con una faccia perplessa. Questo ad Alex parve molto strano, il più grande terrorista del mondo non aveva mai tentato di sconvolgere la sua città natale?
«Come fai a non conoscerlo?» Chiese impaziente Alex.
«Vede… io sono nato in Russia e vi ho vissuto per 10 anni, poi sono stato portato in Inghilterra, a Londra per fare apprendistato presso il commissario della città, sono tornato meno di un anno fa a Mosca.» Spiegò Dragoviç.
«Comunque, mi serve una mano, le tue spie potrebbero rintracciare il covo di Reznòv?» chiese impazientemente Alex.
«Credo di sì..» disse in tono dubbio ed abbastanza sospetto,«La avviserò domani» annunciò il commissario dal volto scavato con quel suo tono che per qualche ragione sconcertava Alex.

Alex si recò nel hotel dove il commissario l’aveva ospitato: un motel di basso costo, comunque meglio di niente pensò Alex… la mattina dopo l’irlandese si recò dal commissario, che gli disse che non era riuscito a trovare informazioni, per lui questo fu troppo, i numerosi dubbi riguardanti Dragoviç che non lo avevano lasciato dormire quella sera furono confermati: il commissario era in combutta con Reznòv, da solo il terrorista non sarebbe mai riuscito ad avere conoscenze necessarie per trovare un buon punto per piazzare la bomba in città.

Alex tirò fuori le sue fidate Magnum calibro 44 che portava sempre con sé, le premette contro la schiena del commissario e lo costrinse a portarlo al covo del terrorista russo, una volta arrivato lì, fece dire al commissario di desiderare un incontro con Reznòv, così entrarono nel suo ufficio, Alex si appostò appena fuori dalla porta fingendo di essere una guardia; quando gli sembrò il momento adatto entrò con le pistole in mano, il terrorista si alzò e tirò fuori una mitragliatrice dal cassetto, prima che potesse mirare Alex gli sparò 4 volte al petto.

Poi Alex si rivolse a Dragoviç: «Cosa serve per disattivare l’ordigno?».
«Ci sono dei codici nel cassetto» rispose impaurito il commissario.
Alex inviò i codici al comandante di Scotland Yard e gli disse di inviare delle unità per catturare Dragoviç.

FINALE ALTERNATIVO

La mattina dopo l’irlandese si recò dal commissario, che gli disse che non era riuscito a trovare informazioni, per lui questo fu troppo, i numerosi dubbi riguardanti Dragoviç che non lo avevano lasciato dormire quella sera furono confermati: il commissario era in combutta con Reznòv, da solo il terrorista non sarebbe mai riuscito ad avere conoscenze necessarie per trovare un buon punto per piazzare la bomba in città.

Alex fece per tirare fuori le sue Magnum calibro 44, ma Dragoviç lo anticipò, gli puntò una pistola alla testa e lo scortò fino al covo di Reznòv. Raggiunto l’ufficio del terrorista varcarono la porta e nell’esatto momento in cui Alex entrò Reznòv si girò, era un uomo abbastanza grasso, calvo e con una profonda cicatrice annerita sulla guancia sinistra;

Alex si stupì quando vide che stava coccolando un orsetto lavatore, Reznòv non considerò neanche Dragoviç e si rivolse all’irlandese: «so che tu non conosci me ma io conosco te… contrariamente a quanto tu possa pensare ti conosco meglio di chiunque altro, un po’ come quei colpi di scena nei film vero? Ma il film è finito…» così dicendo gli sparò…

L’investigatore O’Sheamus – parte seconda

PARTE SECONDA

«Come gli era stato detto, è in gioco la sicurezza della corona».
Il commissario, appena loro erano entrati nella stanza gli aveva rivolto queste fredde parole.
«Come lei ovviamente sa quest’anno la nostra città ospiterà le Olimpiadi»
«Venga subito al dunque Commissario, non ho tempo da perdere e sono già di cattivo umore per l’inattesa visita del vostro elicottero» lo interruppe Alex.
«Come le stavo dicendo, abbiamo individuato un pericolo riguardante il famoso evento sportivo infatti, l’altro giorno durante le prove dell’inaugurazione della manifestazione, un uomo delle pulizie ha trovato delle orme nel campo di salto in alto, queste orme l’hanno condotto fino ad uno sgabuzzino delle scope vicino al campo da tennis, al suo interno era posizionato un ordigno all’idrogeno.»
«Dovrò cercare quindi degli indizi per capire qualcosa in più riguardo a questa faccenda»
«Infatti, la preghiamo di impegnarsi nelle ricerche»
«Comincerò subito, odio perdere tempo» dicendo così l’irlandese se ne andò.

Alex appena uscito si recò subito in un caffè, aveva mentito, una delle cose che Alex preferiva naturalmente era rilassarsi (da vero irlandese). Dopo un calmante tè, l’investigatore si portò fino al posto in cui era stata ritrovata la bomba, dove riconobbe quell’ordigno: infatti Alex a 16 anni aveva frequentato il campo d’addestramento per artiglieri in Irlanda e conosceva bene quegli ordigni. Quella bomba infatti, era stata creata in Francia, in Normandia precisamente.

Così Alex prese il primo volo per la Francia e si recò nella fabbrica di ordigni dove probabilmente era stata creata la bomba.
Arrivato in fabbrica, Alex parlò con il direttore dell’azienda, che gli diede delle informazioni riguardo la bomba, che era stata costruita per degli spacciatori Italiani, per poi essere venduta al capo della mafia russa: Reznòv.

Dopo aver ricevuto le informazioni necessarie, Alex si recò a Mosca dove incontrò il capo della polizia Russa: Dragoviç…